In Val Grande come in Aspromonte: Fabrizio Ferracane protagonista del film “La terra buona”

Dopo Anime nere, nuovi importanti impegni per l’attore siciliano che ha dato il volto al tormentato Luciano del film tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco (edito da Rubbettino). «L’incontro con Munzi è stato per me un momento topico»

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Dall’Aspromonte alla Val Grande, in un borgo abbandonato, a oltre mille metri di altezza. Questa volta nel profondo nord. «Un mese immerso nella natura incontaminata, selvaggia, e dentro mi sono ritrovato echi di Anime nere». Torna a misurarsi con ambienti estremi e una storia intensa Fabrizio Ferracane: La terra buona di Emanuele Caruso, di prossima uscita. «Nel cuore inaccessibile del Piemonte mi sono sentito un po’ come ad Africo Vecchio, nelle altezze impenetrabili della Calabria che sono state per me l’indimenticabile set del film di Munzi» dice l’attore siciliano.  Continua a leggere

La figlia del Maresciallo, un racconto di Francesco Perri

Erano ricevitorie di terza classe che emettevano sì e no una quarantina di vaglia all’anno, e dove i contadini si recavano dal ricevitore con un paio di scarpe grosse in un pacco, chiedendo che venissero spedite per telegrafo. (…) Se dovessi narrarvi le avventure comiche che mi capitarono durante quelle visite, potrei comporre un libro: ma voglio invece narrarvene una tragica.

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Tutto nel breve spazio di poche cartelle dattiloscritte. Tutto in pochi sapienti tratti narrativi. E ogni personaggio appare vivido e compiuto, così come la storia raccontata. La figlia del maresciallo di Francesco Perri (Careri, 1885 – Pavia, 1974) uscì sulla Domenica del Corriere nel 1930. In quell’anno Perri, che viveva a Milano, aveva già perso il lavoro alle Poste con l’accusa di antifascismo e il suo romanzo sulle rivolte in Lomellina, I conquistatori, era stato bruciato in pubblica piazza, a Roma. Intellettuale militante, lo scrittore subì processi e patì il carcere, ma mantenne sempre una straordinaria coerenza di idee, sempre dalla parte dei più deboli, tanto nella sua terra natia quanto al nord. E sempre continuò a raccontare la Calabria, in pagine e pagine dense di impegno civile e di intenso lirismo. Continua a leggere

Michele, l’altro

di Gioacchino Criaco*

Michele l’altro non l’Intenditore. Sembra uno scherzo da romanzo di serie c, Michele e il suo opposto. Quello che vince sempre e quello che per vincere deve sacrificare tutto. “Michele l’intenditore” era il protagonista di uno spot in coda agli anni Ottanta: l’uomo di successo che della vita conosce ogni risvolto, bello, simpatico, sportivo, manageriale. Il vincente figliato dallo yuppismo che il tempo di un brindisi alcolico e s’intorta la gattaviva belloccia e di successo, anche se sposata. E “Michele l’altro”, quello dei giorni nostri, di Udine, che ai giorni nostri ha fatto una pernacchia.  Continua a leggere

Saturnia Tellus: l’anima mundi e il pensiero post-moderno

La presente epoca è contrassegnata dal dominio assoluto dell’uomo sulla natura, che è stata degradata a materia sfruttabile e manipolabile. Il potere della tecnica e la smodata pulsione al profitto nel breve periodo hanno portato a uno squilibrio tale che universalmente si ha apprensione per la tenuta materiale del pianeta e si invocano difficili inversioni di rotta. Simmetrica al crescere del disastro ecologico, si ha la crescita del disagio psichico, non più compensato. Da più parti emerge il richiamo alla necessità di un recupero della relazione estetica con il mondo circostante e alla costruzione di una nuova cosmovisione, che sia armonica e in grado di rasserenare un mondo preda di timori e fantasie apocalittiche.

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H. Rousseau – Il sogno

«Saturnia Tellus è una prospettiva ideale che Virgilio fa rivivere poeticamente. All’epoca in cui scriveva, l’Italia era già un paese latifondista e schiavista. I coloni idealizzati come modello appartenevano all’Ausonia arcaica e venivano indicati nel tentativo di dare una fondazione mitica all’era augustea. Ho fatto riferimento a quel mondo per affermare che una certa sensibilità diciamo animistica non è esclusivamente limitata a situazioni esotiche. L’adesione empatica con l’ambiente ha avuto anche da noi esperienze significative.  Continua a leggere

Istintivo e raffinato, il sound firmato Slivovitz

Jazz, rock, influenze etno. Ma anche sonorità dal Medio Oriente e dai Balcani. È il caleidoscopico sound degli Slivovitz. Musica densa di contaminazioni, dal sapore internazionale.

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Slivovitz (ph. S. Cirillo)

Derek Di Perri, armonica a bocca, Marcello Giannini, chitarra elettrica e acustica, Vincenzo Lamagna, basso, Salvatore Rainone, batteria, Ciro Riccardi, tromba, Pietro Santangelo, sassofono, Riccardo Villari, violino. Musicisti raffinati ed estremi, dalle spiccate individualità, che fondono le loro diverse ispirazioni creative, prediligendo i temi di un sound “istintivo”, caldo, intenso, a tratti “arrabbiato”, come le loro radici partenopee. Continua a leggere

Dalle nebbie padane le “creature” di Rambaldi

008Vigarano Mainarda, nella Pianura Padana, a pochi chilometri da Ferrara, «un pugno di case senza pretese, dall’apparenza ingenua, timida e quasi fiabesca». È qui che nasce, il 15 settembre 1925, Carlo Rambaldi, figlio di Valentino, il miglior meccanico del paese, e Maria Taionini, la bellissima figlia del sarto. Un piccolo borgo che, nella poetica descrizione del figlio Victor, già ci porta dentro quell’aura di magia che ha illuminato l’eccezionale percorso artistico del maestro del cinema mondiale. È qui che Carlo, ancora adolescente, attende la pioggia per strappare alla sabbia sugli argini del fiume la preziosissima creta con cui modella animali, alberi, casette, bamboline, in maniera veloce, precisa, da lasciare sbalorditi. È qui che nel 1935 assiste alla proiezione di King Kong – per lui come una folgorazione che lo porta a maturare la scelta: dedicarsi all’animazione.  Continua a leggere

Unfinished – Architetture criminali

Luoghi lussuosi, immobili sequestrati e non finiti, strutture abusive. Tutto nel bianco e nero essenziale degli scatti di Adelaide Di Nunzio. «Ho voluto dare il segno evidente di un “cancro” che sta distruggendo il territorio italiano attraverso una modalità fotografica esteticamente forte che richiama le grandi opere monumentali», ci dice. Unfinished – Architetture criminali è il suo viaggio nel sud sospeso tra bellezze naturali e inquietante degrado. Cinisi, Casal di Principe, Bari, Rosarno sono alcuni dei luoghi oggetto del reportage: trenta immagini per rendere “visibile” ciò che l’assuefazione ha “nascosto”.

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A dime a dozen, Marelli sulle tracce di Hemingway

cover_marelliIl sole è appena spuntato ma siamo in strada già da un po’. Ho un sonno terrificante. Il barile di nescafé trangugiato a occhi chiusi non fa nessun effetto…

Un esordio sorprendente con Altre stelle uruguayane, nel 2013, finalista al Premio Bancarella Sport; nel 2014 esce Pezzi da 90, raccolta di racconti sul calcio mondiale. Ora A dime a dozen, il nuovo romanzo, da poco nelle librerie. Avvincente narrazione on the road sulle tracce di Hemingway. Stefano Marelli è ritenuto uno dei migliori scrittori apparsi sul panorama letterario negli ultimi anni. Nato a Cantù (Co), vive a Sagno, nel Canton Ticino, e pubblica con Rubbettino, casa editrice calabrese che ha scoperto il talento narrativo di Giuseppina Torregrossa, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi e tanti altri.

Quando e come è nato A dime a dozenLo spunto per questo romanzo nasce attorno all’idea dei manoscritti scomparsi di Ernest Hemingway, a Parigi, nel 1922. L’episodio è vero, la prima moglie di Ernest riuscì a smarrire una valigetta che conteneva tutto ciò che il giovane aspirante romanziere aveva scritto fino a quel momento. Tutto scomparso, ogni esemplare, perfino le copie carbone. E di quei manoscritti non si è mai più saputo nulla.

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Foto Amanda Ronzoni

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A Berlino Est con Mario La Cava

Ora mi trovavo a Berlino Est e procedevo lentamente sulla Friedrichstrasse, lunga e desolata, con le sue poche macchine, con i suoi negozi negletti dove la merce sembrava restare invenduta tra la polvere. Alti palazzi la fiancheggiavano, tutti privi di carattere, tutti uguali per mancanza di fantasia e predominio di fredda ragione. Una città priva di corpo come mostruosa testa priva di vita.

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La Germania del 1964 è un Paese diviso dalla cortina di ferro e che ancora deve metabolizzare la tragedia nazista: una nazione alle prese con dolorose analisi viscerali e un diffuso bisogno di giustificarsi e “assolversi” agli occhi del mondo. Mario La Cava (Bovalino 1908-1988) si reca in  Germania a quasi venti anni dalla conclusione del secondo conflitto mondiale, tre dopo la costruzione del muro. Conosce un popolo disorientato e ferito, tormentato, come sospeso tra l’accettazione di una condanna inevitabile e il bisogno di assoluzione.  Continua a leggere

“Stati Uniti della Sila” (lo sguardo dal finestrino)

sila-stand-by-meConnessioni di luoghi distanti, di immagini apparentemente estranee, di percezioni differenti. “Stati Uniti della Sila” – la mostra di foto, video e testi di Alessia Principe – è creatività artistica e reportage insieme. Espressione di un immaginario ricco e originale, poetico e filmico, visionario e realista. È la Sila che si rivela scenario di film cult girati negli Stati Uniti, attraverso angolazioni inaspettatamente e sorprendentemente sovrapponibili. È memoria e proiezione futura. Dissoluzione ed esaltazione del mito americano.

Stati Uniti della Sila è lo sguardo dal finestrino – racconta Alessia Principe – di sera, quando la goldenhour bagna i campi di luce prima che si oscurino. Lungo la strada che porta al lago Cecita, scorrono ai lati dell’asfalto campi di patate, fusti di pino, steccati di legno, pali della luce, casolari distanti costruiti con qualche chiodo e qualche asse. Continua a leggere