Blade Runner, l’unico

Il mio romanzo diventerà una livida, gigantesca accozzaglia di androidi in scadenza che uccidono gli umani, nel mezzo di un caos mortale – il tutto estremamente emozionante da vedere (P.K. Dick su Blade Runner di R. Scott)

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«Lungo, noioso, vuoto. Una tragedia cosmica. Blade Runner 2049 è semplicemente un film non riuscito. Impossibile qualsiasi paragone con il capolavoro del 1982». Luigi Cimmino, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Perugia e curatore di numerosi saggi, commenta così la visione del film di Villeneuve. Tra i suoi più recenti lavori Umanesimo e rivolta in Blade Runner, con Alessandro Clericuzio e Giorgio Pangaro, del 2015, uno dei gioielli della collana di cinema edita da Rubbettino e diretta da Christian Uva. La monografia mette a confronto Philip K. Dick e il suo romanzo, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, con il film di Ridley Scott analizzando contesti, riferimenti filosofici e religiosi e, soprattutto, l’ispirazione visionaria dell’uno e dell’altro. Un saggio che si avvale di tanti autorevoli contributi, tasselli di un mosaico tra letteratura e cinema dove le differenze tra il libro e il film, sottolineate e ben analizzate, riportano all’unicum costituito dalle atmosfere magnificamente descritte da Dick e magicamente riprodotte da Scott.

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In Val Grande come in Aspromonte: Fabrizio Ferracane protagonista del film “La terra buona”

Dopo Anime nere, nuovi importanti impegni per l’attore siciliano che ha dato il volto al tormentato Luciano del film tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco (edito da Rubbettino). «L’incontro con Munzi è stato per me un momento topico»

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Dall’Aspromonte alla Val Grande, in un borgo abbandonato, a oltre mille metri di altezza. Questa volta nel profondo nord. «Un mese immerso nella natura incontaminata, selvaggia, e dentro mi sono ritrovato echi di Anime nere». Torna a misurarsi con ambienti estremi e una storia intensa Fabrizio Ferracane: La terra buona di Emanuele Caruso, di prossima uscita. «Nel cuore inaccessibile del Piemonte mi sono sentito un po’ come ad Africo Vecchio, nelle altezze impenetrabili della Calabria che sono state per me l’indimenticabile set del film di Munzi» dice l’attore siciliano.  Continua a leggere

Istintivo e raffinato, il sound firmato Slivovitz

Jazz, rock, influenze etno. Ma anche sonorità dal Medio Oriente e dai Balcani. È il caleidoscopico sound degli Slivovitz. Musica densa di contaminazioni, dal sapore internazionale.

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Slivovitz (ph. S. Cirillo)

Derek Di Perri, armonica a bocca, Marcello Giannini, chitarra elettrica e acustica, Vincenzo Lamagna, basso, Salvatore Rainone, batteria, Ciro Riccardi, tromba, Pietro Santangelo, sassofono, Riccardo Villari, violino. Musicisti raffinati ed estremi, dalle spiccate individualità, che fondono le loro diverse ispirazioni creative, prediligendo i temi di un sound “istintivo”, caldo, intenso, a tratti “arrabbiato”, come le loro radici partenopee. Continua a leggere