La figlia del Maresciallo, un racconto di Francesco Perri

Erano ricevitorie di terza classe che emettevano sì e no una quarantina di vaglia all’anno, e dove i contadini si recavano dal ricevitore con un paio di scarpe grosse in un pacco, chiedendo che venissero spedite per telegrafo. (…) Se dovessi narrarvi le avventure comiche che mi capitarono durante quelle visite, potrei comporre un libro: ma voglio invece narrarvene una tragica.

buono postale anni trenta

Tutto nel breve spazio di poche cartelle dattiloscritte. Tutto in pochi sapienti tratti narrativi. E ogni personaggio appare vivido e compiuto, così come la storia raccontata. La figlia del maresciallo di Francesco Perri (Careri, 1885 – Pavia, 1974) uscì sulla Domenica del Corriere nel 1930. In quell’anno Perri, che viveva a Milano, aveva già perso il lavoro alle Poste con l’accusa di antifascismo e il suo romanzo sulle rivolte in Lomellina, I conquistatori, era stato bruciato in pubblica piazza, a Roma. Intellettuale militante, lo scrittore subì processi e patì il carcere, ma mantenne sempre una straordinaria coerenza di idee, sempre dalla parte dei più deboli, tanto nella sua terra natia quanto al nord. E sempre continuò a raccontare la Calabria, in pagine e pagine dense di impegno civile e di intenso lirismo. Continua a leggere

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A Berlino Est con Mario La Cava

Ora mi trovavo a Berlino Est e procedevo lentamente sulla Friedrichstrasse, lunga e desolata, con le sue poche macchine, con i suoi negozi negletti dove la merce sembrava restare invenduta tra la polvere. Alti palazzi la fiancheggiavano, tutti privi di carattere, tutti uguali per mancanza di fantasia e predominio di fredda ragione. Una città priva di corpo come mostruosa testa priva di vita.

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La Germania del 1964 è un Paese diviso dalla cortina di ferro e che ancora deve metabolizzare la tragedia nazista: una nazione alle prese con dolorose analisi viscerali e un diffuso bisogno di giustificarsi e “assolversi” agli occhi del mondo. Mario La Cava (Bovalino 1908-1988) si reca in  Germania a quasi venti anni dalla conclusione del secondo conflitto mondiale, tre dopo la costruzione del muro. Conosce un popolo disorientato e ferito, tormentato, come sospeso tra l’accettazione di una condanna inevitabile e il bisogno di assoluzione.  Continua a leggere