Istintivo e raffinato, il sound firmato Slivovitz

Jazz, rock, influenze etno. Ma anche sonorità dal Medio Oriente e dai Balcani. È il caleidoscopico sound degli Slivovitz. Musica densa di contaminazioni, dal sapore internazionale.

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Slivovitz (ph. S. Cirillo)

Derek Di Perri, armonica a bocca, Marcello Giannini, chitarra elettrica e acustica, Vincenzo Lamagna, basso, Salvatore Rainone, batteria, Ciro Riccardi, tromba, Pietro Santangelo, sassofono, Riccardo Villari, violino. Musicisti raffinati ed estremi, dalle spiccate individualità, che fondono le loro diverse ispirazioni creative, prediligendo i temi di un sound “istintivo”, caldo, intenso, a tratti “arrabbiato”, come le loro radici partenopee. Continua a leggere

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Dalle nebbie padane le “creature” di Rambaldi

008Vigarano Mainarda, nella Pianura Padana, a pochi chilometri da Ferrara, «un pugno di case senza pretese, dall’apparenza ingenua, timida e quasi fiabesca». È qui che nasce, il 15 settembre 1925, Carlo Rambaldi, figlio di Valentino, il miglior meccanico del paese, e Maria Taionini, la bellissima figlia del sarto. Un piccolo borgo che, nella poetica descrizione del figlio Victor, già ci porta dentro quell’aura di magia che ha illuminato l’eccezionale percorso artistico del maestro del cinema mondiale. È qui che Carlo, ancora adolescente, attende la pioggia per strappare alla sabbia sugli argini del fiume la preziosissima creta con cui modella animali, alberi, casette, bamboline, in maniera veloce, precisa, da lasciare sbalorditi. È qui che nel 1935 assiste alla proiezione di King Kong – per lui come una folgorazione che lo porta a maturare la scelta: dedicarsi all’animazione.  Continua a leggere

Unfinished – Architetture criminali

Luoghi lussuosi, immobili sequestrati e non finiti, strutture abusive. Tutto nel bianco e nero essenziale degli scatti di Adelaide Di Nunzio. «Ho voluto dare il segno evidente di un “cancro” che sta distruggendo il territorio italiano attraverso una modalità fotografica esteticamente forte che richiama le grandi opere monumentali», ci dice. Unfinished – Architetture criminali è il suo viaggio nel sud sospeso tra bellezze naturali e inquietante degrado. Cinisi, Casal di Principe, Bari, Rosarno sono alcuni dei luoghi oggetto del reportage: trenta immagini per rendere “visibile” ciò che l’assuefazione ha “nascosto”.

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A dime a dozen, Marelli sulle tracce di Hemingway

cover_marelliIl sole è appena spuntato ma siamo in strada già da un po’. Ho un sonno terrificante. Il barile di nescafé trangugiato a occhi chiusi non fa nessun effetto…

Un esordio sorprendente con Altre stelle uruguayane, nel 2013, finalista al Premio Bancarella Sport; nel 2014 esce Pezzi da 90, raccolta di racconti sul calcio mondiale. Ora A dime a dozen, il nuovo romanzo, da poco nelle librerie. Avvincente narrazione on the road sulle tracce di Hemingway. Stefano Marelli è ritenuto uno dei migliori scrittori apparsi sul panorama letterario negli ultimi anni. Nato a Cantù (Co), vive a Sagno, nel Canton Ticino, e pubblica con Rubbettino, casa editrice calabrese che ha scoperto il talento narrativo di Giuseppina Torregrossa, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi e tanti altri.

Quando e come è nato A dime a dozenLo spunto per questo romanzo nasce attorno all’idea dei manoscritti scomparsi di Ernest Hemingway, a Parigi, nel 1922. L’episodio è vero, la prima moglie di Ernest riuscì a smarrire una valigetta che conteneva tutto ciò che il giovane aspirante romanziere aveva scritto fino a quel momento. Tutto scomparso, ogni esemplare, perfino le copie carbone. E di quei manoscritti non si è mai più saputo nulla.

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Foto Amanda Ronzoni

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