“Alla fine la bellezza ci salverà”. Intervista a Gabriele Salvatores

Emozionante, dolente, a tratti duro, ma anche denso di fiducia. “Fuori era primavera”, il film collettivo di Gabriele Salvatores, è documento e narrazione dell’Italia in Lockdown: dalla quotidianità “ingabbiata” alle trincee degli ospedali, dalle città deserte alla natura che si riprende i suoi spazi, dal tempo dilatato ai balconi della speranza. Prodotto da Indiana Production con Rai Cinema, il docu-film, già disponibile dal 10 dicembre scorso su RayPlay, andrà in onda in prima visione su Rai3 sabato 2 gennaio 2021. “Fuori era primavera” è il ritratto dell’Italia di fronte a una situazione eccezionale e imprevista. Un’epoca a sé, breve e intensa, costruita attraverso migliaia di filmati, che sono testimonianze dirette degli italiani nella sospensione delle loro vite, per la sapiente regia di Gabriele Salvatores, che firma un’opera documentale di valore artistico e storico, consegnata alla memoria. Circa 8.000 i video amatoriali e quelli rintracciati online giunti al montaggio di Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti, in risposta a Salvatores che chiedeva di usare i telefonini come fossero i suoi occhi, di fargli arrivare gli angoli intimi e quelli pubblici dell’Italia in quarantena. Un altro tassello della sua straordinaria opera cinematografica, con il premio Oscar “Mediterraneo” e film cult come “Marrakech Express”, “Turné”, “Nirvana”, solo per citarne alcuni. Abbiamo avuto il piacere di parlarne con il regista. Continua a leggere

“Sei tu, Ticino?”: le storie dure e poetiche di Fabio Andina

apostrofi a sud

Sono nato agli inizi degli anni Sessanta in un paese ticinese ai piedi delle Alpi sul confine con l’Italia. Lì la vita scorreva lenta, tutti si conoscevano, i bambini giocavano in piazza e nei boschi, le giovani coppie si baciavano nei prati tra l’erba alta e i fiori, gli adulti chiacchieravano al bar. Poteva sembrare al paradiso in terra, quel posto. Per alcuni lo sarà anche stato. Ma non per me. Io, in un certo senso, in quel posto sono anche morto. E dico morto perché è lì che ho visto per l’ultima volta la luce del sole. Da quando sono qui dentro, sono un uomo morto. (Sei tu, Ticino?, F. Andina, Rubbettino 2020)

Dalle atmosfere rarefatte dei luoghi isolati in montagna agli ambienti popolosi della pianura, tra dialoghi essenziali e lunghe introspezioni, si muove un’umanità smarrita e dolente, grottesca e straniante. Storie folgoranti e spiazzanti. Sei tu…

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