“Un giorno di questi”, la Napoli potente e visionaria di Ciriello

Napoli è molto più grande della mia immaginazione, fin da bambino sapevo che anche da vecchio non sarei mai arrivato a conoscerla tutta, con le sue persone sospese, voce ’e notte. Generazioni di voci di notte, anime in pena che colavano via lungo scale e strade, per riversarsi in mare, per trovare uno sbocco, un orizzonte, aspettando sempre una luce, la magnanimità di un altro: santo o Dio che fosse, tra gli spari di una gioventù sempre più rumorosa col passare del tempo, così diversa dalla mia. Fenesta ca lucive e mo nun luce.

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Vesuvius – Andy Warhol

Napoli negli anni Ottanta del secolo scorso. Luogo di eccessi e grandezza, palcoscenico estremo del bene e del male, infinito mutare di tinte sempre accese. Così la racconta Marco Ciriello nel suo Un giorno di questi (Rubbettino), romanzo per frammenti, narrazione libera e sorprendente nello stile e nei contenuti, rievocazione storica, sociale, immaginifica. Ciriello, classe 1975, giornalista e scrittore, quegli anni li ha vissuti da bambino, ma li racconta nei panni adulti di un cronista, chiedendo storie e memorie a chi davvero è stato giornalista di punta nella Napoli di allora, come Francesco Palmieri. Storie vere ma pure l’universo visionario di Ciriello, le fascinazioni di un mondo conosciuto attraverso altri occhi eppure sentito in maniera tanto vivida da ricordarlo e raccontarlo con nostalgia rabbiosa, dolente, ironica.

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