«Scrivo in baita, pensando al Felice», intervista a Fabio Andina, vincitore del Premio “Terra Nova” 2019

«Avrebbe accolto la notizia con un sorriso. Contento per me. cover_striscia_premioMa senza commentare né allungarsi in alcun modo sulla cosa». La pozza del Felice di Fabio Andina (edito da Rubbettino, nella collana Velvet), a pochi mesi dall’uscita conquista i lettori e un riconoscimento prestigioso, il Premio “Terra Nova” della Fondazione Schiller per la letteratura elvetica. Un libro sorprendente e inatteso, si legge nella motivazione. «Davvero, se fosse ancora con noi, il Felice non avrebbe aggiunto nulla, distaccato, come è stato per tutta la sua vita, dalla “materialità” delle cose e, in un certo senso, anche dalle emozioni» dice Andina. Il romanzo, celebrazione della montagna come luogo del ritorno e della rinascita, come spazio per il silenzio e per l’ascolto autentico, e del suo protagonista, il Felice appunto, montanaro ascetico e stoico, con il suo rito dell’immersione quotidiana in un pozzo di acqua gelida, nei boschi tra le Alpi, è una lettura che scuote e pacifica al tempo stesso, che ci porta dentro l’anima del mondo e dell’uomo.

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Le petit juge di Mimmo Gangemi

Mimmo Gangemi

Mimmo Gangemi nel suo studio, a Palmi – foto Pino Mangione

Il giudice “meschino” Alberto Lenzi conquista i lettori francesi. Da poco è uscito oltralpe il terzo episodio. «In Francia si legge più che in Italia e il noir è riuscito a ottenere i “gradi letterari” che ancora qui non vengono riconosciuti appieno» dice lo scrittore calabrese.

“Le petit juge”, così lo chiamano in Francia il suo “giudice meschino”, uomo della legge alla ricerca di inquietanti verità passando attraverso i più oscuri anfratti del crimine. Indolente, indisciplinato, amante delle belle donne, solo apparentemente distratto rispetto all’intrecciarsi di vicende a metà tra il poliziesco e il thriller. E i transalpini, maestri del genere, se ne sono innamorati. Francia, Belgio, Lussemburgo, Svizzera francofona: un mercato estero di tutto rispetto per Mimmo Gangemi, tradotto e pubblicato dalla parigina Editions du Seuil, tra le più prestigiose case editrici francesi.

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A dime a dozen, Marelli sulle tracce di Hemingway

cover_marelliIl sole è appena spuntato ma siamo in strada già da un po’. Ho un sonno terrificante. Il barile di nescafé trangugiato a occhi chiusi non fa nessun effetto…

Un esordio sorprendente con Altre stelle uruguayane, nel 2013, finalista al Premio Bancarella Sport; nel 2014 esce Pezzi da 90, raccolta di racconti sul calcio mondiale. Ora A dime a dozen, il nuovo romanzo, da poco nelle librerie. Avvincente narrazione on the road sulle tracce di Hemingway. Stefano Marelli è ritenuto uno dei migliori scrittori apparsi sul panorama letterario negli ultimi anni. Nato a Cantù (Co), vive a Sagno, nel Canton Ticino, e pubblica con Rubbettino, casa editrice calabrese che ha scoperto il talento narrativo di Giuseppina Torregrossa, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi e tanti altri.

Quando e come è nato A dime a dozenLo spunto per questo romanzo nasce attorno all’idea dei manoscritti scomparsi di Ernest Hemingway, a Parigi, nel 1922. L’episodio è vero, la prima moglie di Ernest riuscì a smarrire una valigetta che conteneva tutto ciò che il giovane aspirante romanziere aveva scritto fino a quel momento. Tutto scomparso, ogni esemplare, perfino le copie carbone. E di quei manoscritti non si è mai più saputo nulla.

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Foto Amanda Ronzoni

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“Giardiniere per diletto” di Lidia Zitara – colto, poetico e ribelle

  lidia-zitaraDa leggere e rileggere. Per l’originalità dei temi, per ciò che ci fa conoscere, per la scrittura. Per la bellezza. Le piante e i fiori come estro creativo, come espressione filosofica. Giardiniere per diletto di Lidia Zitara (Pendragon Edizioni, 2009) è un affascinante percorso storico e naturale lungo i sentieri inusitati dei giardini. «Ci sono molte cose da dire attorno alle piante, cose che non devono riguardare necessariamente la loro coltivazione, cose di cui in Italia non si parla…», si legge nelle prime pagine e già la curiosità cattura anche chi non può dirsi precisamente un appassionato di giardinaggio. Così apprendiamo, godendo di una lettura che potrebbe benissimo appartenere alla pura narrazione, che fiori un po’ negletti dalle nostre parti, altrove godono di migliori fortune, come le un po’ dimesse violette, mortificate spesso come ornamento di altarini e foto, i cui semi, invece, in passato, venivano sparsi per il mondo da Goethe che riteneva così di contribuire ad amplificarne la bellezza. E ancora troviamo l’elogio di Pascoli alla pervinca  Continua a leggere

“La Calabria? Terra di passioni” – L’intervista a Giuseppina Torregrossa

Sensuale e carnale, così è la scrittura di Giuseppina Torregrossa. Come intense e appassionate sono le storie che narra. Un universo di sentimenti ed eros che avvince i suoi numerosissimi lettori. Perché tutto è declinato attraverso la cifra della passione. «L’erotismo è la parte più potente e prepotente della vita. E vale la pena raccontarlo» dice Giuseppina Torregrossa (qui nella foto di Mario Varano, alla libreria Calliope Mondadori di Siderno, con Rossella Scherl che ha curato il reading). «Mi piace immaginare i personaggi in carne e sangue, anche se questo talvolta può irritare e turbare i benpensanti. Ma sinceramente non me ne curo. Non lo capisco. Non mi sento mai imbarazzata nel parlare di erotismo, perciò penso che neppure chi legge debba esserlo. La passione è il primo motore della vita. Non è il dovere a muoverci, ci muove il desiderio. E cosa c’è di più potente del desiderio erotico?»

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Giuseppina Torregrossa alla libreria Calliope Mondadori di Siderno (RC) – Foto Mario Varano

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