La pozza del Felice

Cinque e quindici. Apro la porta e una folata d’aria fredda mi colpisce il viso, più fredda degli altri giorni. Mi metto la giacca. Guardo il termometro. Un grado. Dal cono di luce del lampione vedo scendere acqua e neve. Ma chi me lo fa fare? Guardo in fondo. Da lui è tutto buio.

paesaggio innevato

La nebbia, i canaloni e le baite di sasso. Il freddo secco che annuncia la neve e poi il lucore del ghiaccio. Silenzio. Ma non solitudine. Ci sono l’Emilio, la Gilda, la maestra Sabina, la Vittorina e il suo mulo, il cane Black, il Vecchio Larice. E il Felice, con la sua pozza d’acqua gelida e il rito quotidiano dell’immersione, all’alba, da qualche parte sulle Alpi, in qualche punto nascosto tra le selve di abeti. La pozza del Felice di Fabio Andina (Rubbettino) racconta l’ultima frontiera dell’uomo. La montagna maestosa, la natura e gli animali come persone, i pochi abitanti come superstiti di un mondo alla deriva. L’ultima frontiera, come luogo di approdo e di ripartenza. Angolo e vastità in cui perdersi e ritrovarsi. Ricominciando da capo. Dalla vita scarna, essenziale. Pochissime parole, pochi vestiti, pochi oggetti, il cibo necessario.

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Blade Runner, l’unico

Il mio romanzo diventerà una livida, gigantesca accozzaglia di androidi in scadenza che uccidono gli umani, nel mezzo di un caos mortale – il tutto estremamente emozionante da vedere (P.K. Dick su Blade Runner di R. Scott)

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«Lungo, noioso, vuoto. Una tragedia cosmica. Blade Runner 2049 è semplicemente un film non riuscito. Impossibile qualsiasi paragone con il capolavoro del 1982». Luigi Cimmino, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Perugia e curatore di numerosi saggi, commenta così la visione del film di Villeneuve. Tra i suoi più recenti lavori Umanesimo e rivolta in Blade Runner, con Alessandro Clericuzio e Giorgio Pangaro, del 2015, uno dei gioielli della collana di cinema edita da Rubbettino e diretta da Christian Uva. La monografia mette a confronto Philip K. Dick e il suo romanzo, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, con il film di Ridley Scott analizzando contesti, riferimenti filosofici e religiosi e, soprattutto, l’ispirazione visionaria dell’uno e dell’altro. Un saggio che si avvale di tanti autorevoli contributi, tasselli di un mosaico tra letteratura e cinema dove le differenze tra il libro e il film, sottolineate e ben analizzate, riportano all’unicum costituito dalle atmosfere magnificamente descritte da Dick e magicamente riprodotte da Scott.

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