rom#

di Gioacchino Criaco*

«Ho paura della triste vita dei gaggia», dice Corabia, rovescia in un attimo tutti gli stereotipi: anche i Rom hanno paura, di molte cose, fra i pericoli maggiori ci sono gli altri, i diversi. I rifiutati diventiamo noi, tutti i non Rom, per loro il mondo è due metà: Rom e non Rom (o gagikani, o gagè, o gaggia). «Ci ho provato a vivere da gaggia, ho nascosto la mia identità, affittato una casa e mi sono vincolata in una famiglia ristretta, senza feste e ritrovi densi di schiamazzi. Non potevo esistere fuori dai panni della mia storia, dagli abbracci dei miei infiniti parenti e dalle loro rumorose e caotiche riunioni, ma avrei continuato a provarci se mio marito non avesse perso lavoro e stipendio: ho abbandonato i panni e mi sono separata dalla casa e sono tornata nel campo». Continua a leggere

Annunci

# invisibili

di Gioacchino Criaco

Stanno stesi come fossero morti, sbattono d’improvviso le braccia che sembrano ali implumi di passeri caduti dal nido. Chissà se volerà a terra, la madre, a riprenderli? Chissà se vogliono ritornarci in un covo caldo di rametti e foglie? I barboni stanno in centro, a Milano, punteggiano i colonnati intorno al Duomo con le loro vettovaglie colorate in tinta col Natale che arriva. Si allungano sul Corso Vittorio Emanuele, per le vie della moda, giù fino a Cavour, e poi nel grembo del Piermarini e nel covo dell’Ottagono.

Continua a leggere

“La maligredi”, c’era una volta il Sud

di Alessia Principe*

la maligredi_criaco

C’era una volta il Sud, polvere masticata in bocca quando si alzano troppo i tacchi, i calzoni a metà coscia, la figura smilza e pelle e ossa della prima adolescenza che sgambetta in fretta. E nella corsa, la gioventù con le ginocchia sbucciate, dimentica molte cose ma si porta appresso impresse e incollate le immagini delle feste, delle fiere, il paese illuminato, l’odore delle caramelle un po’ prese a moneta un po’ sgraffignate con astuzia, il profumo circense del mais sbruciacchiato dagli zingari che la sanno lunga lunga, e giocano con i paesani prendendoli anche per i fondelli quando quelli cercano di batterli nei giochi di maestria. La giovinezza è fatta di episodi che trovano posto nella memoria e scansano gli altri più in fondo, negli ultimi cassetti: resta una coda di volpe strappata via a una giostra, una scommessa vinta per un pelo, la gioia di averla fatta a tutti, anche ai grandi, la sensazione di essere vincenti e che tutto il resto è una discesa da fare in bici con i piedi alzati e le mani sul manubrio per festeggiare.

Continua a leggere

“Racconto i popoli ai margini”: la montagna e le minoranze nei libri di Criaco

leogrande_de silva_criaco

Alessandro Leogrande, Diego De Silva, Gioacchino Criaco

Sto per riprendere il cammino, sento nuovamente quel verso, lo stesso che ho sentito durante la tormenta di neve, è solo più acuto e prolungato della volta precedente. Deve essere vicinissimo. Non c’è dubbio è l’ululato di un lupo. Poi lo vedo. Esce dal bosco, entra nel sentiero e si ferma in mezzo al passo. Distinguo nitidamente i suoi grandi occhi gialli. È una bestia magnifica, con piedi e testa giganteschi. Lancia un altro ululato e corre via. (La memoria del lupo, Gioacchino Criaco, in L’Agenda ritrovata, sette racconti per Paolo Borsellino, Feltrinelli 2017)

«L’Agenda è un viaggio di ritorno che mette in fila le certezze di una vita e le trasforma in dubbi. “Ho fatto la scelta giusta?” è la domanda che si pongono i protagonisti della mia storia. E il dubbio, secondo me, riportava a casa della madre il giudice, che ne usciva rafforzato, convinto». Gioacchino Criaco, insieme a Helena Janeczek, Carlo Lucarelli, Vanni Santoni, Alessandro Leogrande, Diego De Silva ed Evelina Santangelo, è uno dei sette autori per Borsellino, nell’opera curata da Gianni Biondillo e Marco Balzano per Feltrinelli. A 25 anni dall’uccisione del magistrato e della sua scorta, un progetto voluto dall’associazione culturale L’Orablù di Milano, per ricordare e riflettere. La famosa agenda rossa di Borsellino sparì misteriosamente subito dopo l’attentato del 19 luglio 1992. Conteneva appunti, nomi e forse rivelazioni sulla strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone. L’Agenda ritrovata, simbolicamente, ha viaggiato da giugno a luglio di regione in regione, in una ciclo-staffetta della memoria, su terreni scomodi, accidentati e tortuosi. Un cammino a tappe fino all’arrivo a Palermo il 19 luglio. Quella raccontata per l’occasione da Criaco è una storia di mistero e introspezione, sospesa tra il sogno e il ricordo, nella ricerca dell’autenticità delle proprie radici. Con lui parliamo di storie e di scrittura. Continua a leggere

In Val Grande come in Aspromonte: Fabrizio Ferracane protagonista del film “La terra buona”

Dopo Anime nere, nuovi importanti impegni per l’attore siciliano che ha dato il volto al tormentato Luciano del film tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco (edito da Rubbettino). «L’incontro con Munzi è stato per me un momento topico»

fabrizio_ferracane_ok

Dall’Aspromonte alla Val Grande, in un borgo abbandonato, a oltre mille metri di altezza. Questa volta nel profondo nord. «Un mese immerso nella natura incontaminata, selvaggia, e dentro mi sono ritrovato echi di Anime nere». Torna a misurarsi con ambienti estremi e una storia intensa Fabrizio Ferracane: La terra buona di Emanuele Caruso, di prossima uscita. «Nel cuore inaccessibile del Piemonte mi sono sentito un po’ come ad Africo Vecchio, nelle altezze impenetrabili della Calabria che sono state per me l’indimenticabile set del film di Munzi» dice l’attore siciliano.  Continua a leggere

Michele, l’altro

di Gioacchino Criaco*

Michele l’altro non l’Intenditore. Sembra uno scherzo da romanzo di serie c, Michele e il suo opposto. Quello che vince sempre e quello che per vincere deve sacrificare tutto. “Michele l’intenditore” era il protagonista di uno spot in coda agli anni Ottanta: l’uomo di successo che della vita conosce ogni risvolto, bello, simpatico, sportivo, manageriale. Il vincente figliato dallo yuppismo che il tempo di un brindisi alcolico e s’intorta la gattaviva belloccia e di successo, anche se sposata. E “Michele l’altro”, quello dei giorni nostri, di Udine, che ai giorni nostri ha fatto una pernacchia.  Continua a leggere