“La maligredi”, c’era una volta il Sud

di Alessia Principe*

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C’era una volta il Sud, polvere masticata in bocca quando si alzano troppo i tacchi, i calzoni a metà coscia, la figura smilza e pelle e ossa della prima adolescenza che sgambetta in fretta. E nella corsa, la gioventù con le ginocchia sbucciate, dimentica molte cose ma si porta appresso impresse e incollate le immagini delle feste, delle fiere, il paese illuminato, l’odore delle caramelle un po’ prese a moneta un po’ sgraffignate con astuzia, il profumo circense del mais sbruciacchiato dagli zingari che la sanno lunga lunga, e giocano con i paesani prendendoli anche per i fondelli quando quelli cercano di batterli nei giochi di maestria. La giovinezza è fatta di episodi che trovano posto nella memoria e scansano gli altri più in fondo, negli ultimi cassetti: resta una coda di volpe strappata via a una giostra, una scommessa vinta per un pelo, la gioia di averla fatta a tutti, anche ai grandi, la sensazione di essere vincenti e che tutto il resto è una discesa da fare in bici con i piedi alzati e le mani sul manubrio per festeggiare.

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“Racconto i popoli ai margini”: la montagna e le minoranze nei libri di Criaco

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Alessandro Leogrande, Diego De Silva, Gioacchino Criaco

Sto per riprendere il cammino, sento nuovamente quel verso, lo stesso che ho sentito durante la tormenta di neve, è solo più acuto e prolungato della volta precedente. Deve essere vicinissimo. Non c’è dubbio è l’ululato di un lupo. Poi lo vedo. Esce dal bosco, entra nel sentiero e si ferma in mezzo al passo. Distinguo nitidamente i suoi grandi occhi gialli. È una bestia magnifica, con piedi e testa giganteschi. Lancia un altro ululato e corre via. (La memoria del lupo, Gioacchino Criaco, in L’Agenda ritrovata, sette racconti per Paolo Borsellino, Feltrinelli 2017)

«L’Agenda è un viaggio di ritorno che mette in fila le certezze di una vita e le trasforma in dubbi. “Ho fatto la scelta giusta?” è la domanda che si pongono i protagonisti della mia storia. E il dubbio, secondo me, riportava a casa della madre il giudice, che ne usciva rafforzato, convinto». Gioacchino Criaco, insieme a Helena Janeczek, Carlo Lucarelli, Vanni Santoni, Alessandro Leogrande, Diego De Silva ed Evelina Santangelo, è uno dei sette autori per Borsellino, nell’opera curata da Gianni Biondillo e Marco Balzano per Feltrinelli. A 25 anni dall’uccisione del magistrato e della sua scorta, un progetto voluto dall’associazione culturale L’Orablù di Milano, per ricordare e riflettere. La famosa agenda rossa di Borsellino sparì misteriosamente subito dopo l’attentato del 19 luglio 1992. Conteneva appunti, nomi e forse rivelazioni sulla strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone. L’Agenda ritrovata, simbolicamente, ha viaggiato da giugno a luglio di regione in regione, in una ciclo-staffetta della memoria, su terreni scomodi, accidentati e tortuosi. Un cammino a tappe fino all’arrivo a Palermo il 19 luglio. Quella raccontata per l’occasione da Criaco è una storia di mistero e introspezione, sospesa tra il sogno e il ricordo, nella ricerca dell’autenticità delle proprie radici. Con lui parliamo di storie e di scrittura. Continua a leggere