la bellezza

Dei tre concetti che utilizziamo e che sono stati utilizzati da quando l’uomo ha cominciato a riflettere sulla sua vita e sulla realtà in generale, ossia il vero, il giusto e il bello, quest’ultimo è probabilmente quello che utilizziamo di più, anche inconsapevolmente. Lo utilizziamo di più perché noi abitiamo lo spazio e abbiamo continuamente l’esigenza di darne una valutazione estetica. Utilizziamo di più il concetto di bellezza, anche inconsapevolmente, per esprimere un giudizio sulla qualità dello spazio che abitiamo e per cercare di comprenderne il valore. Mentre l’uso della categoria estetica del bello ha quasi una propria immediatezza, molto più complesso è l’uso delle categorie del vero e del giusto. Questa complessità che appartiene al vero e al giusto ha messo, almeno in parte, al riparo questi concetti dalla totale soggettivizzazione cui è stata sottoposta, invece, la bellezza. In fondo tutti si sentono autorizzati a dire cosa sia bello e cosa non lo sia. Anzi, c’è addirittura un modo di dire molto semplice, secondo il quale non è bello quel che è bello, ma è bello ciò che piace. La qual cosa è una sciocchezza, perché ci piacciono cose orribili che però si ritengono belle (Stefano Zecchi).                 

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La bellezza in rapporto con la scienza e con il mistero; la bellezza dello spirito e del pensiero scientifico arcaico; la bellezza del suono e del creato. Queste e molte altre “connessioni” in un’affascinante indagine sul tema nel volume collettaneo la bellezza, edito da Rubbettino, con umanisti e scienziati a confronto. Ne parliamo con Michele Farisco, curatore dell’opera, autore di libri e articoli di filosofia del post-umano e delle implicazioni filosofiche, etiche e legali della genetica e delle neuroscienze.

Cosa emerge dagli autorevoli contributi del saggio (Zecchi, Zichichi, Remuzzi, Tibaldo e molti altri) sulla bellezza nei tempi moderni? Emerge anzitutto che la bellezza si dice in molti modi e in diversi linguaggi: dalla spiritualità alla cosmologia, dalla storia alla politica, dalla musica all’architettura, dall’arte alla letteratura, dalla genetica alla fisica. Potremmo dire che la bellezza è il terreno comune sulla base del quale è possibile pensare un reciproco dialogo tra le diverse forme del sapere. In particolare, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la scienza non è estranea al concetto di bellezza, in quanto entrambe si originano dal mistero della vita, come sottolineato dalle parole di Einstein: Il sentimento che sta alla base della vera arte e della vera scienza è il mistero della vita.

Come si concretizza oggi il concetto di bellezza? In quante e quali forme? La bellezza in quanto tale, pur sfuggendo a una definizione puntuale, supera i confini del tempo, affascinando l’umanità nel corso della sua storia, seppur in forme e modi diversi. Oggi viviamo un’epoca sospesa tra il superamento della forma estetica, effetto del postmoderno, e la nostalgia per il ritorno a un’esperienza positiva e finanche oggettiva del bello. Potremmo dire che oggi il concetto di bellezza si concretizza anzitutto in questo anelito, espressione di un senso di mancanza. Ma la bellezza non è soltanto l’assenza di ciò che è stato e non è più, ma si declina anche in diverse forme positive, risultanti da diversi gusti estetici, tutti però accomunati dalle emozioni della meraviglia e dello stupore.

Attraverso i tempi quanto e quando è stata importante la bellezza? E oggi? Potremmo dire che la bellezza, intesa come particolare attitudine alla vita, approcciata con meraviglia e stupore, è una delle forze motrici della storia umana: senza la vitalità originata dal senso della bellezza la vita rischia di appiattirsi nell’apatia dell’indifferente. Questo vale a prescindere dalle specifiche declinazioni estetiche frutto delle diverse epoche storiche, ieri come oggi e anche domani. In questo senso potremmo leggere la famosa affermazione contenuta ne L’Idiota di Dostoevskij: La bellezza salverà il mondo.

Possiamo immaginare un’evoluzione futura del concetto di bellezza e in quale direzione? Possiamo distinguere due significati della bellezza: uno formale e l’altro sostanziale. Nel primo significato, la bellezza dice l’attitudine verso la vita fondata sulla meraviglia e lo stupore per la vita stessa. Nel secondo significato, la bellezza si lega a una particolare inclinazione estetica. Mentre in senso formale la bellezza è trasversale, attraversando tempi e luoghi, in senso sostanziale può assumere diverse connotazioni e quindi evolversi nel tempo. In parte potremmo dire che anche la bellezza in senso formale subisce delle mutazioni in base alle diverse sensibilità dei tempi in cui viviamo, ma in assoluto non c’è uomo che possa dirsi davvero vivo se incapace di stupirsi, seppur in minima parte, del mondo e di se stesso.

Michele Farisco è responsabile dell’Unità di ricerca Scienza e Società di Biogem, di Ariano Irpino (AV); membro del gruppo di ricerca in Neuroetica e Neurofilosofia del Centre for Research Ethics and Bioethics dell’Università di Uppsala, Svezia; membro del Programma di ricerca Etica e Società del progetto europeo Human Brain Project.

 

                                                               Afrodite – Mujura

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