In Val Grande come in Aspromonte: Fabrizio Ferracane protagonista del film “La terra buona”

Dopo Anime nere, nuovi importanti impegni per l’attore siciliano che ha dato il volto al tormentato Luciano del film tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco (edito da Rubbettino). «L’incontro con Munzi è stato per me un momento topico»

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Dall’Aspromonte alla Val Grande, in un borgo abbandonato, a oltre mille metri di altezza. Questa volta nel profondo nord. «Un mese immerso nella natura incontaminata, selvaggia, e dentro mi sono ritrovato echi di Anime nere». Torna a misurarsi con ambienti estremi e una storia intensa Fabrizio Ferracane: La terra buona di Emanuele Caruso, di prossima uscita. «Nel cuore inaccessibile del Piemonte mi sono sentito un po’ come ad Africo Vecchio, nelle altezze impenetrabili della Calabria che sono state per me l’indimenticabile set del film di Munzi» dice l’attore siciliano. 

La terra buona si ispira alla storia di Padre Sergio De Piccoli, monaco benedettino scomparso nel 2014, fondatore, a Marmora (Cn), a 1580 metri di quota, della Biblioteca più alta d’Europa, oggi stimata oltre 2,5 milioni di euro. Con Ferracane ci sono Giulio Brogi, Viola Sartoretto, Lorenzo Pedrotti, Cristian di Sante, Orfeo Orlando. Una produzione dal basso, con la partecipazione diffusa grazie al crowdfunding e la raccolta di 64.000 euro, cifra record in Italia per l’azionariato popolare relativo a un film, la cui uscita nelle sale è attesa per ottobre. «Mi sembra un progetto globale bellissimo, dal soggetto alla scelta di coinvolgere la gente – aggiunge Ferracane – è una di quelle opere di cui senti il respiro ampio, forte, sin da subito». Ha appena concluso le riprese di un episodio da protagonista della serie Non uccidere, poliziesco Rai alla seconda stagione, e a breve sarà sul set di L’ordine delle cose per la regia di Andrea Segre, girato tra la Sicilia e la Tunisia, con Giuseppe Battiston e Paolo Pierobon. Ferracane è uno dei tre protagonisti, poliziotti che scavano dentro le tragedie degli esodi migratori dei nostri giorni. Una co-produzione italo-francese. Ma il teatro, primo amore, è sempre presente. Sta lavorando a Longa è a jurnata, diretto da Salvatore Arena. «Dopo cinema e tv, sento un bisogno quasi fisico del teatro, del palcoscenico» confessa. E ha trovato pure spazio per un’altra bellissima interpretazione nel videoclip del brano Portami via di Fabrizio Moro. Con la narrazione dell’attesa di un uomo in carcere prima di ritrovare la libertà e gli affetti: un racconto per immagini tutto giocato sulla forza espressiva di Ferracane e il bel pezzo di Moro. Una partecipazione quasi casuale: «Nell’ottobre scorso ho girato il corto L’attrazione gravitazionale del Professor R, a Brescia, con una giovane e dinamica casa di produzione, la “5 e 6”. Lo stesso gruppo mi ha proposto, pochi mesi dopo, il video di Moro. Ho accettato. Abbiamo girato a Roma, tutto in una giornata. Anche questa una bellissima esperienza. Mi mancava. Anime nere mi ha dato un’incredibile visibilità rispetto a quanto stavo facendo prima, vivo un’onda lunga di proposte, provini, progetti. L’incontro con Munzi rappresenta un momento topico per il mio lavoro».

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Set Anime nere – foto di Francesca Casciarri/Calias photo

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Set Anime nere – foto di Francesca Casciarri/Calias photo

Sarebbe bastato il suo volto disperato e allucinato, nello sconvolgente finale del film che è ormai un cult, per assegnare a Ferracane il David nel 2015: Anime nere travolse pronostici e bastian contrari con ben 9 statuette, le più importanti, tra cui miglior film e miglior regia, mancando solo quella dell’attore protagonista, ceduta al pur ottimo Elio Germano. «È andata benissimo così. La nomination è come un sogno già avverato – dice a distanza di tempo – Un riconoscimento condiviso con gli altri due protagonisti di Anime nere, Peppino Mazzotta e Marco Leonardi, m anche tutti gli altri attori del cast, professionisti e non». Il Luciano affidatogli da Munzi e Gioacchino Criaco (al cui romanzo omonimo, edito da Rubbettino, è ispirato il film) è un personaggio tormentato, lacerato tra passato e presente, tra mondo familiare e ruolo di padre. «Amo moltissimo Luciano. Mi dà il senso profondo dell’essere umano con le sue complessità e fragilità. Mio ricorda un mio zio molto caro che somatizzava tutto, teneva tutto dentro e, quando non ce la faceva più, lasciava esplodere la rabbia, il dolore, tutti i sentimenti repressi – dice –. La disperazione di fronte al figlio assassinato, con quell’urlo quasi disumano per dire “lo sapevo, lo sapevo”, è sempre spiazzante anche per me che gli ho dato vita. Come l’angoscia che precede la decisione estrema: la natura, le foto bruciate, le lacrime, il suo gregge. Impossibile scrollarsi di dosso un personaggio così. Anime nere rimane un film unico per molti aspetti; basti pensare ai lunghi tempi di lavorazione, un anno circa, che hanno permesso di riflettere e meditare ogni singolo passaggio narrativo e poi di solidificare i rapporti, di sentirsi in maniera forte e condivisa dentro al progetto. Tutto a vantaggio di un’opera potente che vive dentro un percorso duraturo».

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Gioacchino Criaco, Fabrizio Ferracane e Luigi Franco (direttore editoriale Rubbettino) – photo Bernardo Migliaccio Spina

* Anime nere, con Zefira e American Taste, fa parte della trilogia di Gioacchino Criaco, edita da Rubbettino

* Fabrizio Ferracane, gli altri attori di Anime nere, Francesco Munzi e Gioacchino Criaco raccontano la loro esperienza nel volume Anime nere, dal libro al film, curato da Goffredo Fofi e Luigi Franco, edito da Rubbettino 

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