Istintivo e raffinato, il sound firmato Slivovitz

Jazz, rock, influenze etno. Ma anche sonorità dal Medio Oriente e dai Balcani. È il caleidoscopico sound degli Slivovitz. Musica densa di contaminazioni, dal sapore internazionale.

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Slivovitz (ph. S. Cirillo)

Derek Di Perri, armonica a bocca, Marcello Giannini, chitarra elettrica e acustica, Vincenzo Lamagna, basso, Salvatore Rainone, batteria, Ciro Riccardi, tromba, Pietro Santangelo, sassofono, Riccardo Villari, violino. Musicisti raffinati ed estremi, dalle spiccate individualità, che fondono le loro diverse ispirazioni creative, prediligendo i temi di un sound “istintivo”, caldo, intenso, a tratti “arrabbiato”, come le loro radici partenopee.

Fiati, corde, percussioni si cercano, si parlano, si ascoltano, si rincorrono, si trovano. E danno vita a un sound originale, dove echi e rimandi legano note fluide dal passato al presente. Gli Slivovitz muovono da una formazione artistica comune, che non può non essere debitrice alla città simbolo mondiale della musica, ma che mostra in maniera immediata una cifra stilistica indipendente. Nel segno del grande Miles Davis, indiscusso punto di riferimento per tutti loro, ma anche di artisti come Marc Ducret e Besh o droM, per citarne alcuni. «La musica strumentale in Italia non trova molto spazio. Schiacciata tra piatti talent show e operazioni commerciali lontanissime dall’arte, come ormai accade un po’ a tutta la musica d’autore, del resto» dicono “quattro Slivovitz”, Giannini, Villari, Lamagna, Rainone. «Fino agli anni Novanta si respirava un’aria diversa, c’era più spazio per la buona musica, in generale. Ora la situazione è differente. Ma noi proseguiamo la nostra strada» sottolineano con il contagioso entusiasmo che dà vita, in maniera quasi tangibile, alla loro musica. Un percorso ultradecennale ricco di successi. Esibizioni in tutta Italia e all’estero, Ungheria, Germania, Spagna, Croazia, Serbia, Austria. Quattro album all’attivo: Slivovitz (2005), Hubris (2009), Bani Ahead (2011) e il nuovissimo All you can eat, un riuscito esperimento di crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser. «Per realizzare un buon prodotto i costi sono altissimi e la crisi globale ha colpito anche le etichette discografiche ‒ spiegano ‒ abbiamo pensato di chiedere al pubblico di collaborare con un pre-order del disco. E il pubblico ha risposto alla grande, così ecco il nuovo album. Ne siamo grati». All you can eat è un ritorno all’eclettismo, con in più l’esperienza rock del penultimo disco, Bani Ahead. E per il nuovo anno uscirà su vinile il live registrato a Milano nel maggio 2016. «È la dimensione nella quale da sempre ci sentiamo più liberi di sperimentare, e questo disco restituisce l’atmosfera più calda dei nostri concerti». Musica di “nicchia” (se vogliamo usare, più che altro in senso convenzionale, un termine abusato), ma con un pubblico sempre crescente e potenzialmente vastissimo. «La musica è studio, impegno, sudore, ma anche passione, divertimento, e quando è buona musica, alla fine, arriva alla sensibilità della gente. Non possiamo fare altro che continuare a lavorare sempre meglio!» concludono.

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Le foto sono di Sabrina Cirillo

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