Unfinished – Architetture criminali

Luoghi lussuosi, immobili sequestrati e non finiti, strutture abusive. Tutto nel bianco e nero essenziale degli scatti di Adelaide Di Nunzio. «Ho voluto dare il segno evidente di un “cancro” che sta distruggendo il territorio italiano attraverso una modalità fotografica esteticamente forte che richiama le grandi opere monumentali», ci dice. Unfinished – Architetture criminali è il suo viaggio nel sud sospeso tra bellezze naturali e inquietante degrado. Cinisi, Casal di Principe, Bari, Rosarno sono alcuni dei luoghi oggetto del reportage: trenta immagini per rendere “visibile” ciò che l’assuefazione ha “nascosto”.

«Ho voluto far emergere una denuncia che pone nello spettatore una riflessione emotiva profonda – spiega – perché attraverso una immagine “bella” si rivede l’abbandono e il degrado di certi territori del sud Italia. Ho scelto il bianco e nero perché conferisce, a mio avviso, drammaticità all’opera fotografica ed è quindi più adatto ai concetti che voglio esprimere. Il contrasto delle strutture in cemento e i cieli nuvolosi o ampi dà poi la giusta forma ai grandi “orrori” della nostra terra». Tra le foto, di diverso formato, una di 100×150 cm di Reggio Calabria vista dall’alto. «Volevo sottolineare la bellezza del territorio in contrasto con la bruttezza dell’artificio umano, svelabile dallo zoom fotografico». Scheletri di ferro e cemento, muri spettrali, marmi e stucchi barocchi, improbabili statue. Territori deturpati, violentati, trasformati e “cancellati” dall’uomo. Resi simbolo di potere criminale. Tanto gli eco-mostri quanto le ville faraoniche dei boss, espressione dello stesso abbrutimento.

Le immagini di Adelaide Di Nunzio sono potenti, dirette, immediate. Narrazione terribile di una realtà spesso negata. «Perché a un certo punto l’occhio si “chiude” ‒ dice ‒ smette di vedere la bruttezza o comunque si abitua, e un paesaggio desolato diviene “normale”». “Unfinished” apre lo sguardo e le coscienze sulle brutture operate dall’uomo per sete di potere, per illegalità diffusa, per incuria. Impossibile non guardare. Oltre il cemento spesso c’è un paesaggio di una bellezza che sconvolge e cattura con una dolcezza ammaliante, ma le immagini costringono a fermarsi prima, inchiodati all’orrore cui abbiamo “imparato” a sottrarci. Adelaide Di Nunzio ci costringe a fermarci prima. E lo sguardo “che esclude” diviene per forza “sguardo che include”. Unfinished è un reportage che è documento antropologico ed espressione artistica insieme, lettura oggettiva e affondo nel lato oscuro del meridione.

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Adelaide Di Nunzio

Le immagini, in mostra negli spazi della Galleria d’Arte Mediterranea di Napoli dal 27 ottobre al 28 novembre 2016, fanno parte del catalogo curato da Saverio Ammendola.

Adelaide Di Nunzio, napoletana, collaboratrice di agenzie e testate internazionali come Grazianeri, Vanity Fair, Sunday Times, Corriere della Sera, predilige l’approccio all’immagine di tipo antropologico e sociale, per offrire una riflessione e un canale di comunicazione emotivo. Le sue immagini raccontano l’Italia, soprattutto il sud, la Turchia, il Benin, l’Etiopia. Attualmente vive tra Colonia e Napoli e realizza progetti nel campo della fotografia artistica e in quello del fotoreportage. Di recente il suo progetto “Dei e dee”, rilettura del mito come esperienza umana, è stato oggetto della mostra allestita alla Galleria d’Arte Arkè di Marò D’Agostino, a Locri (RC).

 

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