“Stati Uniti della Sila” (lo sguardo dal finestrino)

sila-stand-by-meConnessioni di luoghi distanti, di immagini apparentemente estranee, di percezioni differenti. “Stati Uniti della Sila” – la mostra di foto, video e testi di Alessia Principe – è creatività artistica e reportage insieme. Espressione di un immaginario ricco e originale, poetico e filmico, visionario e realista. È la Sila che si rivela scenario di film cult girati negli Stati Uniti, attraverso angolazioni inaspettatamente e sorprendentemente sovrapponibili. È memoria e proiezione futura. Dissoluzione ed esaltazione del mito americano.

Stati Uniti della Sila è lo sguardo dal finestrino – racconta Alessia Principe – di sera, quando la goldenhour bagna i campi di luce prima che si oscurino. Lungo la strada che porta al lago Cecita, scorrono ai lati dell’asfalto campi di patate, fusti di pino, steccati di legno, pali della luce, casolari distanti costruiti con qualche chiodo e qualche asse. L’inverno non li ha portati via, li ha risparmiati, perché ormai hanno radici, come fossero pini, e sono amalgamati a loro pezzo di terra, ne hanno persino l’odore. A Campo San Lorenzo la strada si apre come due braccia. Il lago si stende con la pigrizia della controra, senza fretta, con la sua acqua collosa, tra i colori autunnali. Qualche cavallo passeggia, le colline dormono. E alla sera gli alberi sono ombre perfette, in controluce, e combattono i colori che si mescolano, accendendosi di stizza prima di cedere al nero della notte, alla bagna della luna che, in piena, sembra attraversata da una bicicletta con un ragazzino sopra e un fagotto davanti. Ecco, gli Stati Uniti della Sila nascono in quel minuto tra il tramonto e il buio, chiedendo di fermare la macchina per scendere, prendere le distanze di una decina di centimetri dall’obbiettivo e scattare con quello che ti ritrovi in tasca. Ecco, Clint Eastwood di questo angolo si sarebbe innamorato, è il primo pensiero, forse Clint Eastwood se n’è già innamorato, e asce l’idea. Perché questo frastagliarsi di ombre nere contro l’azzurro luminoso della sera, sembra l’incipit di quel film, come si chiama, ah sì: gli Spietati.

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Agosto 2016, la Sila diventa il paese del sogno, ma non quello americano, è il sogno del cinema, il sogno della memoria, della bellezza, il sogno che deve essere ancora sognato. È l’angolo in cui nessuno ha guardato, fermato, tagliato, contrastato e raccontato. Non è solo un corridoio quello, è “il” corridoio, quello con cui Kubrick ha animato i nostri incubi in Shining; e quel lago ghiacciato non è solo una cartolina invernale, è il luogo di pesca di Ethan Coen in un momento di pausa delle riprese di Fargo. Ed è un posto che piace così tanto che i registi appuntano su quella foto anche un pro memoria per farne una serie. C’è un agriturismo poco lontano da Camigliatello. Ci sono animali da vedere, stradine da percorrere tra le spine dei rovi e le felci attaccate agli alberi. C’è anche un laghetto dove i salici cadono a spiovere nell’acqua. E un ponticello che ricorda un porticciolo. Sembra proprio quel porticciolo di un’isola lontana, sospesa tra presente, passato e futuro. Allora quel frammento di luogo per turisti, con un occhio allenato all’immaginazione, diventa in un attimo un pezzo dell’isola di Lost, la serie di J.J.Abrams. Negli scatti degli Stati Uniti della Sila c’è tanta suggestione. Forse è tutta suggestione. Guardare con occhi diversi qualcosa a cui siamo abituati è il vero gioco della mostra. Il trenino della Sila che sbuca in quel pezzo di ferrovia tra due pareti di alberi diventa un grazie al maestro Castellari per Quel maledetto treno blindato, e in quella foto, se ti concentri per bene, puoi anche immaginare Quentin Tarantino con su la maglietta con la stampa di Franco Nero che guarda, sbriciolando pop corn, il film, immaginando Bastardi senza gloria. In fin dei conti il cinema cos’è se non credere a qualcosa di incredibile? E riscoprire la bellezza, resa invisibile dall’abitudine all’osservazione, non è forse incredibile?

La mostra, allestita nelle sale di Palazzo Palazzo Arnone, a Cosenza, per la XII Giornata del Contemporaneo, promossa dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani (Amaci) e sostenuta dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dal Polo Museale della Calabria e dalla Galleria Nazionale di Cosenza, è curata da Gemma-Anais Principe con il coordinamento scientifico di Nella Mari. Sarà visitabile fino al 13 novembre 2016. Stati Uniti della Sila è pure un video on Vimeo

Alessia Principe, giornalista professionista, si occupa di spettacolo e costume. Scrive di cinema e televisione nel suo blog sull’Huffington Post.

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