“La Calabria? Terra di passioni” – L’intervista a Giuseppina Torregrossa

Sensuale e carnale, così è la scrittura di Giuseppina Torregrossa. Come intense e appassionate sono le storie che narra. Un universo di sentimenti ed eros che avvince i suoi numerosissimi lettori. Perché tutto è declinato attraverso la cifra della passione. «L’erotismo è la parte più potente e prepotente della vita. E vale la pena raccontarlo» dice Giuseppina Torregrossa (qui nella foto di Mario Varano, alla libreria Calliope Mondadori di Siderno, con Rossella Scherl che ha curato il reading). «Mi piace immaginare i personaggi in carne e sangue, anche se questo talvolta può irritare e turbare i benpensanti. Ma sinceramente non me ne curo. Non lo capisco. Non mi sento mai imbarazzata nel parlare di erotismo, perciò penso che neppure chi legge debba esserlo. La passione è il primo motore della vita. Non è il dovere a muoverci, ci muove il desiderio. E cosa c’è di più potente del desiderio erotico?»

torregrossa

Giuseppina Torregrossa alla libreria Calliope Mondadori di Siderno (RC) – Foto Mario Varano

Personaggi in carne e sangue sullo sfondo di una Sicilia che appare in tutta la sua vibrante vitalità. Agatina, nella cucina di nonna Agata dove apprende i segreti degli impasti e della vita; Romilda, alla ricerca della sua dimensione più autentica in un mondo sospeso tra passato e futuro; Ancilluzza, libera dagli schemi, tanto nella preparazione sapiente di golose pietanze quanto nella spregiudicatezza dell’alcova. E Adalgisa, straordinaria figura di donna, protagonista del suo recente Il figlio maschio (Rizzoli). Dopo L’assaggiatrice, pubblicato in Calabria con Rubbettino (2007), e poi Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), La miscela segreta di casa Olivares (2014), tutti editi da Mondadori, il suo nuovo romanzo è la storia vera di un secolo di editoria siciliana, letta attraverso una saga familiare che si fa immagine di un’epoca di grandi eventi e grandi mutamenti (il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale, la ripresa). Una dinastia che vide l’affermazione di Filippo Ciuni come editore di rilievo nazionale, in epoca fascista, e dopo di lui un ruolo sempre determinante della famiglia nel mondo dei libri in Sicilia. Una storia con un’affascinante galleria di personaggi. Uomini e donne che conquistano e rimangono impressi grazie alla narrazione vivida, densa di sentimenti estremi, intrisa di sapori e profumi. Vicende reali che sembrano trovare compiutezza, appunto, in Adalgisa D’Ambra. Donna capace di trovare una forza sconosciuta di fronte alla drammatica e prematura scomparsa del marito, l’editore e libraio Vito Cavallotto. E pure competenze inaspettate per continuare i progetti del suo uomo. Ritrovandolo in sogno, ogni notte, dice lei, a darle consigli, suggerimenti. Addirittura ad amarla. In una sensualità dolce che continua a unirli oltre il destino. Un risvolto un po’ magico, esoterico quasi. «Questo dialogo tra i due non è un espediente letterario, non è finzione narrativa» spiega Giuseppina Torregrossa, «è ciò che Adalgisa sostiene sia avvenuto davvero dopo la scomparsa del marito, con la presenza oggi di una medium che le fa arrivare delle lettere da parte di lui. Una medium che tra l’altro ho incontrato. Ho parlato con lei, Adalgisa mi ha permesso di leggere le lettere. Uno di quei casi in cui la letteratura non è in grado di sostenere l’impatto con la realtà e viene superata dalla realtà stessa». E aggiunge: «Comunque una vicenda che mi ha molto colpito e che mi ha convinta alla fine, davanti a un ottimo bicchiere di vino con Adalgisa, che la storia di questa famiglia aveva già in sé tutti gli elementi di un romanzo che chiedeva solo di essere portato fuori». Amatissima in tutta Italia, la scrittrice siciliana ha una nutrita schiera di appassionati lettori pure in Calabria. Torna spesso nella Locride, in particolare, per presentare i suoi libri, trovando sempre ad attenderla amici e calore. Nei mesi scorsi è stata a Siderno, nella sala della libreria Calliope Mondadori di Roberta Strangio. «La Calabria? Terra di passioni» ci dice con un sorriso.

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